La coscienza esterna

Il ruolo del direttore tecnico di Sport4LifeCoach

«L’autorevolezza» dice Paolo Loner, «l’autorevolezza riconosciuta.» Eccola, la caratteristica principale del direttore tecnico di Sport4LifeCoach. E calza molto bene sulla figura di Cristiano Pravadelli, 55 anni, con il suo carisma gentile e la sua forza quieta. Una presenza discreta ma determinante, spiega Paolo: «È l’allenatore di tutti i tecnici, un punto di riferimento assoluto. Non essendo coinvolto direttamente nei singoli rapporti, ha la possibilità di vedere tutto dall’alto.»

Cristiano è direttore tecnico di Sport4LifeCoach già da tempo, ma il suo ruolo è in parte cambiato negli ultimi mesi. Con successo. «Questa evoluzione del ruolo ha permesso a me di stare concentrato sui nuovi percorsi» riconosce Paolo. È stata una trasformazione nel segno della continuità. Perché Cristiano è una delle colonne di Sport4LifeCoach ormai da molti anni: «È anche una memoria storica. E il fatto che ricordi i nodi del passato e le soluzioni trovate, gli permette di indicare come comportarsi nel presente.» Vale per quanto riguarda i professionisti di Sport4LifeCoach, ma anche gli atleti: «Può dire: ti ricordi di quella soluzione a quel problema che avevi avuto? Adesso applicala alla situazione che stai vivendo.» All’interno di Sport4LifeCoach c’è consapevolezza che le trasformazioni alimentano il processo e che non vanno temute. Negli ultimi mesi, in un movimento che riguarda anche il rinnovamento della figura del direttore tecnico, si sono aggiunte nuove dinamiche relazionali di lavoro. Ovvero, adesso il lavoro abbraccia allenatori, genitori, atleti e dirigenti in modo più complessivo e meglio strutturato. «Per la prima volta lavoriamo contemporaneamente con tutti questi soggetti attivi, anche mettendoli tutti nella stessa sala per un confronto ampio» spiega Paolo. «Non è mai accaduto nella storia del nostro lavoro, e rappresenta un ampliamento della visione e un salto di qualità significativo.» «Questo era parte della nostra idea di sviluppo» aggiunge Cristiano Pravadelli. «Il focus centrale del nostro intervento restano ovviamente gli sportivi, ma in parallelo abbiamo a che fare con il mondo del lavoro e con quello della scuola. Ogni progetto nuovo è una porta che conduce nella stessa arena: che si entri dallo sport, dal Business o dall’apprendimento, comunque si arriva agli stessi strumenti necessari per la crescita. Perché il principio alla base è sempre quello dell’allenamento e dell’allenabilità.»

Proprio Apprendimenti è il nome di un progetto che Sport4LifeCoach sta mettendo a punto. «All’interno del nostro centro abbiamo professionisti dell’educazione scolastica e doposcolastica e psicologi che hanno esperienza con ragazzi con DSA, il disturbo dell’apprendimento. Perciò, attraverso le loro competenze, abbiamo pensato a un progetto che aiuti i ragazzi a fare i compiti, alternando lo studio con pause in palestra, dove faremo piccoli esperimenti centrati su skills collegate alla fragilità del DSA.» Allo stesso modo, attraverso lo sport si possono aiutare persone nel lavoro. «L’attività sportiva ha una componente ludica, certo, ma anche altre componenti che vertono su team, leadership, gestione dei ruoli e confini: tutti aspetti con cui ci si confronta nell’esperienza del lavoro. Allora, facendo cambiare contesto alle persone, ponendole in una dimensione sportiva, gli permettiamo attraverso un’analogia di affrontare problemi e trovare soluzioni che possono applicare nel loro lavoro.» Strumenti che più in generale torneranno di grande utilità nel quotidiano. Nella vita.

Riguardo l’evoluzione del suo ruolo rispetto ai primi tempi, Cristiano spiega: «È stata definita meglio la figura del direttore tecnico. Non faccio cose in più o in meno: ne faccio in modo più chiaro.» Da direttore tecnico, Cristiano è chiamato a supervisionare ogni progetto e a monitorarne l’avanzamento. Lo fa da una posizione fisica e simbolica diversa rispetto a quella che aveva nella prima fase: «Sono meno presente in struttura, e questo mi permette di essere la coscienza esterna dei professionisti di Sport4LifeCoach.» Una distanza che è proprio il contrario di un arretramento: non toglie, ma aggiunge. «Nel centro abbiamo costruito un sistema di condivisione di informazioni, attraverso lo scambio di report periodici, che è regolare, preciso. In questo modo posso essere aggiornato, allinearmi, e intervenire su ciò che succede in struttura.» Perché la macchina possa funzionare ancora meglio di prima, il contatto dev’essere continuo. Teoria e pratica – sguardo dall’alto e operatività sul campo – non possono essere divisi. «La presenza costante di Paolo in struttura è fondamentale per me, altrimenti lavorerei su un solo piano d’astrazione. Gli occhi di Paolo mi permettono di vedere, e così di affrontare assieme i nodi ed elaborare soluzioni.» La supervisione del direttore tecnico si accompagna al coordinamento generale. E alla formazione. «Sono un tutor dei coach, in un certo senso “un coach dei coach”» dice lui sorridendo. In particolare, indica l’affiancamento ai giovani tecnici che in questi mesi hanno arricchito l’organico di Sport4LifeCoach. «Si tratta di seguirli in qualcosa che va al di là della tecnica. Certo, c’è quell’aspetto, ma da direttore tecnico devo anche coadiuvarli in uno sviluppo della sensibilità. Capacità di osservare in toto quello che hanno davanti, rielaborazione di passaggi, flessibilità. E devo trovare la modalità adatta, caso individuale per caso individuale, perché non esiste una ricetta unica.»

Ne viene fuori un’opportunità importante per lo stesso Cristiano: «Tutta una serie di indicazioni, devo sapere come darle. Questo mi mette in condizione di dover riflettere su cose che dopo tanti anni faccio in automatico. Doverle trasferire, insomma, fa crescere anche me.» Del resto, scriveva Seneca nelle Lettere morali a Lucilio: «Esiste un duplice vantaggio nell’insegnare: perché mentre si insegna, si impara.» Cristiano ha un modo di raccontare il suo ruolo che pure tocca un piano elevato. «Qualcuno ha detto che tracciando due righe su un foglio, non bisogna contarne due ma tre: perché tra le due righe nere, ce n’è una bianca che le separa. Ecco: la mia parte all’interno di Sport4LifeCoach dev’essere quella: una riga bianca, a cui magari neanche si fa caso, ma che permette alle due righe nere di esistere nella loro unicità.»

Tommaso Giagni